Legionella in azienda: obblighi, valutazione del rischio e analisi
La legionella prolifera negli impianti idrici e aeraulici e si trasmette respirando aerosol contaminato. Per un’azienda significa tre cose: valutare il rischio nel DVR, gestire gli impianti con un piano di controllo e verificarne l’efficacia con campionamenti periodici. Vediamo chi è obbligato, come si fa la valutazione, quali soglie seguire e come si previene e si bonifica.
Chi ha obblighi per la legionella
Il punto di partenza è il D.Lgs. 81/08: il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi, compresi quelli da agenti biologici (art. 28 e Titolo X). La legionella è classificata agente biologico del gruppo 2, quindi va considerata ovunque i lavoratori possano essere esposti ad aerosol da impianti idrici o di climatizzazione. Le Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi (Accordo Stato-Regioni del 7 maggio 2015) chiedono un presidio strutturato, con valutazione documentata, piano di controllo e campionamenti, in particolare a:
- strutture sanitarie, socio-sanitarie e residenze per anziani (RSA, case di cura);
- strutture turistico-ricettive (hotel, campeggi, villaggi) e stabilimenti termali;
- palestre, piscine, centri sportivi e benessere con docce e vasche;
- impianti industriali e commerciali con torri di raffreddamento o condensatori evaporativi;
- edifici con impianti idrici complessi o con utenti vulnerabili (scuole con docce, collettività, grandi uffici).
Anche dove la legionella non è un rischio professionale specifico, chi gestisce l’impianto ne risponde verso utenti e ospiti. La legionellosi è inoltre una malattia soggetta a notifica obbligatoria da parte del medico: un caso associato alla struttura attiva l’indagine dell’ASL.
Riferimenti normativi
| Riferimento | Contenuto |
|---|---|
| D.Lgs. 81/08, art. 28 e Titolo X (artt. 266-286) | Valutazione del rischio da agenti biologici e misure per i lavoratori esposti |
| Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi (Accordo Stato-Regioni 7 maggio 2015) | Valutazione del rischio, piano di controllo, campionamenti, soglie di intervento e bonifica |
| D.Lgs. 18/2023 (acque destinate al consumo umano) | Introduce la legionella tra i parametri da controllare nei sistemi idrici interni degli edifici prioritari |
| UNI EN ISO 11731:2017 | Metodo di riferimento per la ricerca e la conta di Legionella nei campioni d’acqua |
Come si fa la valutazione del rischio legionella: 8 fasi
- Censimento e mappatura degli impianti. Acqua calda e fredda sanitaria, serbatoi e bollitori, torri di raffreddamento, vasche, fontane, umidificatori: planimetria degli impianti, schede tecniche e storico delle manutenzioni.
- Identificazione dei fattori di rischio. Temperature dell’acqua, ristagni e tratti a fondo cieco, sedimenti e biofilm, punti che generano aerosol (docce, nebulizzatori) e vulnerabilità di lavoratori e utenti.
- Piano di campionamento iniziale. Scelta dei punti di prelievo rappresentativi (punti più lontani, ritorni di ricircolo, serbatoi), prelievo con procedure standardizzate e analisi con metodo UNI EN ISO 11731.
- Stima del rischio. Combinazione di caratteristiche dell’impianto, esiti analitici e tipologia di utenti esposti, con priorità d’intervento per ogni area.
- Misure preventive e correttive. Interventi tecnici (coibentazione, eliminazione dei rami morti, miscelatori termostatici) e procedure operative (regime termico, trattamenti, flussaggi, manutenzione).
- Piano di controllo e sorveglianza. Frequenza dei campionamenti, punti di prelievo, responsabili, laboratorio, soglie di intervento e azioni correttive per ogni livello di contaminazione.
- Formazione del personale. Addetti alla manutenzione degli impianti idrici e di condizionamento, personale di pulizia e responsabili tecnici, con registrazione degli attestati.
- Integrazione nel DVR e riesame. Sezione dedicata del DVR o documento autonomo richiamato nel DVR, firmato dal datore di lavoro, e programma di revisione periodica.
La valutazione richiede competenze diverse: il datore di lavoro firma il documento e mette a disposizione le risorse, il RSPP coordina e aggiorna il DVR, un tecnico esperto di impianti esegue sopralluogo e campionamenti, il medico competente valuta i lavoratori esposti. Per il quadro generale del rischio biologico vedi la guida alla valutazione del rischio biologico.
I documenti da tenere
- valutazione del rischio legionella (nel DVR o allegata e richiamata);
- planimetria degli impianti con i punti di campionamento;
- piano di controllo e procedure di manutenzione, bonifica e gestione dei superamenti;
- rapporti di prova del laboratorio e relazioni di interpretazione;
- registri di temperature, manutenzioni, trattamenti e formazione.
Gli impianti più a rischio
Il batterio si moltiplica tra 25 e 45 °C circa, in presenza di ristagni, sedimenti e biofilm; diventa pericoloso quando l’acqua viene nebulizzata e respirata.
| Impianto | Perché è critico |
|---|---|
| Torri di raffreddamento e condensatori evaporativi | Aerosol abbondante e acqua a temperatura favorevole alla crescita |
| Vasche idromassaggio e piscine riscaldate | Acqua calda, aerosol intenso, ricambio insufficiente |
| Impianti di acqua calda sanitaria con accumulo | Stratificazione termica, sedimenti e biofilm sulle pareti dei serbatoi |
| Docce, soprattutto collettive o poco usate | Soffioni colonizzati e aerosol respirato direttamente |
| Umidificatori e impianti di climatizzazione | Diffusione dell’aerosol negli ambienti interni |
| Fontane decorative con nebulizzatori | Aerosol e ristagno nei mesi caldi |
| Tubazioni a fondo cieco e rubinetti poco usati | Acqua stagnante e intiepidita |
Il biofilm merita attenzione particolare: è lo strato di microrganismi che aderisce a tubazioni e serbatoi e protegge la legionella dai disinfettanti. Una volta formato si rimuove solo combinando pulizia meccanica, disinfezione e corretta gestione delle temperature.
Analisi e campionamenti: frequenza e soglie
Il campionamento verifica che il piano di controllo funzioni. I prelievi vanno eseguiti da personale esperto, su punti rappresentativi (i più distanti dalla produzione di acqua calda, i ricircoli, i serbatoi, i punti poco usati) e analizzati con il metodo UNI EN ISO 11731, preferibilmente da un laboratorio accreditato.
La frequenza non è fissata in modo uniforme per tutte le attività: la stabilisce il piano di controllo in base alla valutazione del rischio, agli esiti precedenti e alla vulnerabilità degli utenti, con cadenze più ravvicinate nelle strutture sanitarie e dopo ogni superamento o bonifica.
Le Linee guida 2015 indicano azioni crescenti per fasce di concentrazione di Legionella espresse in UFC/L:
| Concentrazione | Indirizzo di azione |
|---|---|
| Fino a 100 UFC/L | Mantenere il piano di controllo ordinario |
| Da 101 a 1.000 UFC/L | Verificare che le misure di controllo siano applicate e, se la positività è diffusa, ripetere il campionamento e rivedere la valutazione |
| Da 1.001 a 10.000 UFC/L | Ripetere il campionamento, rivedere la valutazione del rischio e, in caso di positività persistente o diffusa, disinfettare l’impianto |
| Oltre 10.000 UFC/L | Disinfezione dell’impianto, revisione della valutazione, campionamenti di verifica; valutare la sospensione dell’uso dei punti contaminati |
Nelle strutture sanitarie, e in particolare nei reparti con pazienti immunocompromessi, gli obiettivi sono più stringenti. Il D.Lgs. 18/2023 ha inoltre introdotto la legionella tra i parametri dei sistemi idrici interni degli edifici prioritari, con un valore di parametro di 1.000 UFC/L.
⚠️ Dopo un superamento
Sospendi l’uso dei punti contaminati se necessario, esegui la bonifica, ripeti i campionamenti di verifica, aggiorna valutazione e piano di controllo e registra tutto. Verifica anche eventuali casi sospetti tra lavoratori e utenti.
Prevenzione e bonifica: i metodi di controllo
| Metodo | Come funziona | Uso |
|---|---|---|
| Regime termico | Acqua calda accumulata ad almeno 60 °C e distribuita ad almeno 50 °C ai punti di erogazione; acqua fredda sotto i 20 °C. | Prevenzione continua |
| Shock termico | Innalzamento della temperatura a 70-80 °C con scorrimento dell’acqua da tutti i punti di erogazione. | Bonifica straordinaria |
| Iperclorazione shock | Cloro residuo libero ad alta concentrazione (20-50 mg/L) per un tempo definito, seguito da flussaggio accurato. | Bonifica straordinaria |
| Clorazione continua e biossido di cloro | Dosaggio costante del disinfettante con monitoraggio del residuo; il biossido penetra meglio nel biofilm. | Prevenzione continua |
| Raggi UV e filtrazione al punto d’uso | Efficaci nel punto di trattamento ma senza effetto residuo a valle: utili per reparti o utenti vulnerabili. | Misura puntuale |
Le bonifiche straordinarie riducono la carica batterica ma non impediscono la ricolonizzazione: senza interventi strutturali (eliminazione dei rami morti, coibentazione, miscelatori termostatici vicini ai punti d’uso per evitare scottature) e senza manutenzione costante il problema si ripresenta.
Esempio di programma di manutenzione
Le cadenze vanno fissate nel piano di controllo; un impianto tipico prevede:
| Cadenza | Attività |
|---|---|
| Settimanale | Rilevazione delle temperature dell’acqua calda (accumulo e ricircolo) e flussaggio dei punti poco utilizzati. |
| Mensile o trimestrale | Pulizia e disincrostazione di soffioni e rompigetto, verifica dei termostati, controllo dei dosatori e dei filtri. |
| Periodica (secondo il piano) | Pulizia e disinfezione di serbatoi e torri di raffreddamento, campionamenti di routine, revisione dei registri. |
Formazione e sorveglianza dei lavoratori
Vanno formati gli addetti alla manutenzione degli impianti idrici e di climatizzazione, il personale di pulizia delle strutture ricettive e sanitarie e i responsabili tecnici, su rischi, procedure, uso dei DPI durante le bonifiche (in particolare la protezione delle vie respiratorie) e registrazioni. Il medico competente valuta l’eventuale sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti.
Sanzioni e responsabilità
La mancata o carente valutazione del rischio è sanzionata dall’art. 55 del D.Lgs. 81/08 a carico del datore di lavoro, così come l’omessa adozione delle misure di prevenzione previste dal Titolo X. In caso di legionellosi contratta da un lavoratore o da un ospite, una gestione inadeguata degli impianti espone a responsabilità penale per lesioni o omicidio colposo e a richieste di risarcimento. Per gli importi aggiornati delle sanzioni sul DVR usa il calcolatore sanzioni.
Valutazione del rischio legionella e DVR con 123Sicurezza
Sopralluogo, valutazione del rischio, piano di controllo e integrazione nel DVR, con scadenze di campionamenti e manutenzioni sotto controllo.
Domande frequenti
Quali aziende hanno obblighi per la legionella?
Ogni datore di lavoro deve valutare il rischio legionella quando nei propri luoghi di lavoro sono presenti impianti che producono aerosol o accumulano acqua tiepida: è un rischio da agenti biologici che rientra nel DVR (art. 28 e Titolo X del D.Lgs. 81/08). Le Linee guida nazionali del 2015 chiedono un presidio più strutturato, con valutazione del rischio documentata, piano di controllo e campionamenti, a strutture turistico-ricettive, termali, sanitarie e socio-sanitarie, palestre, piscine, centri sportivi e impianti industriali con torri di raffreddamento o condensatori evaporativi.
Chi deve redigere la valutazione del rischio legionella?
La responsabilità è del datore di lavoro (o del gestore della struttura), che si avvale del RSPP, del medico competente ove nominato e di tecnici esperti di impianti idrici e di condizionamento per sopralluogo, mappatura e campionamenti. Nelle strutture sanitarie la valutazione coinvolge anche il comitato o il referente per il controllo delle infezioni.
La valutazione del rischio legionella deve essere parte del DVR?
Sì. Per i lavoratori esposti la legionella è un agente biologico (gruppo 2) da valutare nel DVR ai sensi degli artt. 28 e 271 del D.Lgs. 81/08. Può essere un capitolo del DVR o un documento autonomo richiamato nel DVR, e deve contenere impianti a rischio, misure preventive e piano di controllo con i campionamenti.
Ogni quanto vanno fatte le analisi legionella?
Non esiste una frequenza unica valida per tutti: la definisce il piano di controllo in base alla valutazione del rischio, agli esiti dei campionamenti precedenti e alla vulnerabilità degli utenti, con controlli più ravvicinati nelle strutture sanitarie e dopo ogni superamento delle soglie o intervento di bonifica. I campioni vanno analizzati con il metodo UNI EN ISO 11731 da un laboratorio qualificato, preferibilmente accreditato.
Cosa fare se le analisi superano le soglie?
Le Linee guida 2015 prevedono azioni crescenti per fasce di concentrazione (fino a 100, da 101 a 1.000, da 1.001 a 10.000 e oltre 10.000 UFC/L): verifica che le misure di controllo siano applicate, ripetizione del campionamento, disinfezione dell’impianto (shock termico o chimico) e revisione della valutazione del rischio, fino alla sospensione dell’uso dei punti contaminati. Ogni azione va registrata, e dopo la bonifica servono campionamenti di verifica.
Ogni quanto si aggiorna la valutazione del rischio legionella?
Va rivista periodicamente secondo quanto indicato dalle Linee guida e comunque ogni volta che cambiano gli impianti o l’uso degli spazi, dopo un superamento delle soglie o una bonifica straordinaria e in presenza di casi sospetti o accertati di legionellosi associati alla struttura.
Qual è il metodo più efficace per eliminare la legionella?
Non esiste un metodo unico: per la bonifica straordinaria si usano lo shock termico (acqua a 70-80 °C con scorrimento da tutti i punti di erogazione) e l’iperclorazione shock, mentre la prevenzione nel tempo si basa sul regime termico (acqua calda accumulata ad almeno 60 °C e distribuita ad almeno 50 °C, acqua fredda sotto i 20 °C), sull’eliminazione dei rami morti e su trattamenti continui come il biossido di cloro. Senza manutenzione, la ricolonizzazione è frequente.