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123Sicurezza
Guida · D.Lgs. 81/2008

RSPP: chi è, quando è obbligatorio e se sceglierlo interno o esterno

Il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione è una delle figure cardine del sistema di sicurezza aziendale. In questa guida vediamo cosa prevede il Testo Unico, quali requisiti deve avere, cosa fa concretamente e perché sempre più aziende scelgono di affidarsi a un RSPP esterno.

Chi è l’RSPP e cosa dice il D.Lgs. 81/2008

L’RSPP è la persona che il datore di lavoro designa per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi (SPP). Il riferimento normativo è il D.Lgs. 81/2008, in particolare gli articoli da 31 a 34. L’art. 31 stabilisce l’obbligo di organizzare il servizio, che può essere interno o affidato a soggetti esterni, mentre gli articoli successivi disciplinano requisiti, modalità di svolgimento e casi particolari.

È importante chiarire un punto spesso frainteso: la designazione dell’RSPP è un atto che spetta esclusivamente al datore di lavoro e rientra, insieme alla valutazione dei rischi, tra gli obblighi non delegabili previsti dall’art. 17. In altre parole, il datore può nominare un professionista — interno o esterno — ma non può trasferire ad altri la responsabilità della scelta e dell’organizzazione del servizio.

Requisiti e capacità: cosa prevede l’art. 32

L’art. 32 fissa le capacità e i requisiti professionali che l’RSPP (e l’ASPP, l’Addetto) devono possedere. In sintesi servono:

  • un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore;
  • gli attestati dei moduli formativi A e B — il modulo B è specifico per il settore ATECO di rischio;
  • per il solo RSPP, anche il modulo C, dedicato a organizzazione, gestione e relazioni in azienda;
  • l’aggiornamento periodico obbligatorio, da maturare nel quinquennio.

Chi possiede una laurea in determinate classi tecnico-scientifiche può essere esonerato dai moduli A e B di base, ferma restando la necessità della specializzazione per macrosettore e dell’aggiornamento. La verifica dei requisiti è a carico del datore di lavoro: per questo, scegliere un consulente esterno con attestati chiari e aggiornati è una garanzia in più.

Quando il datore di lavoro può fare l’RSPP (art. 34)

L’art. 34 prevede che, in alcuni casi, sia lo stesso datore di lavoro a svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione. Questa possibilità è ammessa entro i limiti dimensionali dell’Allegato II del decreto — ad esempio fino a 30 lavoratori nelle imprese artigiane e industriali, con soglie diverse per altri settori — e a condizione che il datore frequenti un corso di formazione specifico di 16, 32 o 48 ore in base al livello di rischio, seguito dall’aggiornamento periodico.

Anche quando questa strada è percorribile, molte aziende preferiscono comunque affiancare un consulente esterno: la normativa cambia spesso, gli adempimenti si moltiplicano e un errore tecnico può costare caro. Il datore-RSPP mantiene il ruolo formale ma si appoggia a una competenza specialistica.

I compiti del servizio di prevenzione e protezione

I compiti dell’SPP sono elencati all’art. 33 e ruotano attorno al supporto tecnico al datore di lavoro. L’RSPP non “gestisce” l’azienda: fornisce analisi, proposte e strumenti, mentre le decisioni e i poteri di spesa restano in capo al datore. In concreto il servizio si occupa di:

  • Individuazione e valutazione dei fattori di rischio in collaborazione con il datore di lavoro
  • Elaborazione delle misure di prevenzione e protezione e dei sistemi di controllo
  • Definizione delle procedure di sicurezza per le varie attività aziendali
  • Proposta dei programmi di informazione e formazione dei lavoratori
  • Partecipazione alla riunione periodica e supporto al datore nelle scelte tecniche
  • Informazione dei lavoratori sui rischi e sulle misure adottate

L’RSPP è obbligatorio? Le tre strade possibili

Ogni datore di lavoro che occupa almeno un lavoratore deve designare l’RSPP: è uno dei due obblighi che non può delegare (art. 17 c. 1 lett. b). La legge però non impone che sia un consulente esterno. Le strade possibili sono tre:

  • RSPP interno: un dipendente con i requisiti dell’art. 32;
  • RSPP esterno: un professionista o una società incaricata, con gli stessi requisiti;
  • datore di lavoro RSPP: solo nei casi e nei limiti dell’art. 34 e dell’Allegato II, previa formazione specifica (vedi quando il datore di lavoro può fare l’RSPP).

La mancata designazione è punita con l’arresto da 3 a 6 mesi o l’ammenda da 3.559,60 a 9.112,57 euro (art. 55 c. 1 lett. b, importi in vigore dal luglio 2023), la stessa pena prevista per l’omessa valutazione dei rischi.

RSPP interno o esterno? Pro e contro

La scelta tra RSPP interno ed esterno dipende da dimensioni, complessità e rischi dell’azienda. Un RSPP interno conosce a fondo i processi quotidiani ed è sempre presente; tuttavia per la maggior parte delle PMI mantenere internamente una figura formata e aggiornata è oneroso e poco efficiente. L’RSPP esterno, al contrario, offre alcuni vantaggi concreti:

  • Competenza aggiornata su più settori e normativa in continua evoluzione
  • Sguardo esterno e indipendente, senza condizionamenti gerarchici interni
  • Costo prevedibile e proporzionato, senza assumere una figura a tempo pieno
  • Continuità del servizio anche in caso di ferie, malattia o turnover interno
  • Esperienza diretta delle ispezioni di ASL, INAIL e Ispettorato del Lavoro
AspettoRSPP internoRSPP esterno
Conoscenza dell’aziendaDiretta e quotidianaDa costruire con sopralluoghi e documenti
DisponibilitàSempre presenteSecondo contratto: sopralluoghi e reperibilità
CompetenzeLegate all’esperienza del singoloEsperienza su più settori e ispezioni
IndipendenzaInserito nella gerarchia aziendaleSguardo esterno
CostoRetribuzione, formazione e aggiornamento (40 ore ogni 5 anni)Canone proporzionato a rischi e dimensioni
ContinuitàA rischio con ferie, malattia o dimissioniIl know-how va trasferito se si cambia consulente

In pratica l’RSPP interno tende a convenire nelle aziende grandi, con più siti produttivi o rischi elevati, o quando si gestisce un sistema certificato ISO 45001; l’esterno nelle PMI a rischio basso o medio che non hanno una figura qualificata in organico. Per i costi indicativi vedi quanto costa un RSPP esterno.

Nei casi più grandi e a rischio elevato indicati dall’art. 31, comma 6 (per esempio aziende industriali oltre 200 lavoratori, centrali termoelettriche, impianti a rischio di incidente rilevante o nucleari) il servizio deve invece essere interno: è la legge a stabilirlo.

Responsabilità dell’RSPP

La nomina dell’RSPP non sposta sul professionista gli obblighi del datore di lavoro, che restano integri. L’RSPP ha un ruolo consultivo e propositivo, privo di poteri decisionali e di spesa. Ciò non significa che sia esente da ogni responsabilità: la giurisprudenza ha riconosciuto che, in caso di infortunio, l’RSPP può concorrere nel reato quando un’omissione o una valutazione tecnica errata abbia avuto un ruolo causale nell’evento. Per questo conta lavorare con metodo, documentare sopralluoghi e valutazioni e mantenere un dialogo costante con il datore.

Rapporto con medico competente e RLS

L’RSPP non opera da solo. Collabora con il medico competente, che cura la sorveglianza sanitaria e contribuisce alla valutazione dei rischi per la salute, e si confronta con il RLS, il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, che porta il punto di vista di chi opera ogni giorno sul campo. Questo triangolo — datore di lavoro, servizio di prevenzione, rappresentanza dei lavoratori, con l’apporto del medico — è il cuore del sistema di gestione della sicurezza.

La riunione periodica (art. 35)

Nelle aziende con più di 15 lavoratori, l’art. 35 impone la riunione periodica di prevenzione e protezione almeno una volta all’anno. Vi partecipano il datore di lavoro (o un suo rappresentante), l’RSPP, il medico competente ove nominato e l’RLS. È l’occasione per esaminare il DVR, l’andamento degli infortuni e delle malattie professionali, i criteri di scelta dei DPI e i programmi di formazione. La riunione va convocata anche in caso di significative variazioni delle condizioni di rischio. Un RSPP esterno la organizza, la conduce sul piano tecnico e ne redige il verbale.

Come scegliere un RSPP esterno

Non tutti i consulenti sono uguali. Prima di affidare l’incarico vale la pena verificare alcuni elementi pratici:

  • attestati dei moduli A, B (per il tuo macrosettore ATECO) e C, con aggiornamento valido;
  • esperienza concreta nel tuo settore e con aziende di dimensioni simili;
  • disponibilità ai sopralluoghi e tempi di risposta certi, non solo firma a distanza;
  • capacità di seguire l’intero ciclo: DVR, formazione, nomine, sorveglianza sanitaria;
  • presenza durante le ispezioni e supporto nella gestione documentale.

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Domande frequenti sull’RSPP esterno

No. È obbligatorio designare un RSPP (art. 17 c. 1 lett. b), ma il servizio può essere interno, esterno oppure svolto dal datore di lavoro nei casi ammessi dall’art. 34. L’esterno è la scelta più frequente quando in azienda manca personale con i requisiti dell’art. 32; in alcune realtà ad alto rischio (art. 31 c. 6) il servizio deve invece essere interno.

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