Il modello R = P × D
La matrice traduce in modo strutturato la definizione di rischio: la probabilità che un pericolo si concretizzi (P) moltiplicata per la magnitudo del danno atteso (D). Entrambe le grandezze sono espresse su scale ordinali, tipicamente da 1 a 4. Il valore di rischio R che ne deriva permette di graduare e confrontare rischi eterogenei e di stabilire la priorità delle misure correttive, in coerenza con il principio di valutazione di “tutti i rischi” dell’art. 28 e con i criteri minimi dell’art. 29.
| Scala probabilità (P) | Scala danno (D) |
|---|---|
| 1 — Improbabile | 1 — Lieve (inabilità rapidamente reversibile) |
| 2 — Poco probabile | 2 — Modesto (inabilità reversibile) |
| 3 — Probabile | 3 — Grave (inabilità parziale permanente) |
| 4 — Molto probabile | 4 — Gravissimo (effetti letali o invalidità totale) |
Lettura della matrice e priorità
Incrociando P e D in una griglia 4×4 si ottiene R = P × D, con valori da 1 a 16. La matrice è di norma colorata per fasce: i valori più alti (es. R ≥ 8) indicano rischi elevati che richiedono interventi immediati o urgenti; le fasce intermedie azioni programmate a medio termine; i valori bassi misure di monitoraggio e mantenimento. Le soglie e il numero di livelli non sono fissati dalla legge: vanno definiti e dichiarati nel DVR insieme ai criteri di assegnazione di P e D, così da rendere la valutazione trasparente e ripetibile.
Pregi, limiti e uso corretto
Il metodo è semplice, comunicabile e applicabile alla generalità dei rischi, ma è semiquantitativo: l’esito dipende dai criteri usati e va integrato con metodi specifici dove esistono (NIOSH per la MMC, algoritmi per il chimico, misure strumentali per rumore e vibrazioni). Il risultato non è un numero isolato: deve tradursi in misure di controllo, responsabili e tempi nel programma di miglioramento, ed essere riesaminato a ogni modifica significativa del processo o dopo infortuni e near miss.
Domande frequenti
Come si calcola il rischio con la matrice P × D?
Moltiplicando la probabilità di accadimento (P) per la gravità del danno (D), entrambe su scale ordinali tipicamente da 1 a 4: R = P × D, con valori risultanti da 1 a 16.
Le soglie della matrice sono fissate dalla legge?
No. Il D.Lgs. 81/08 non impone scale o soglie specifiche: il datore di lavoro le definisce e le dichiara nel DVR insieme ai criteri di assegnazione di P e D, garantendo trasparenza e ripetibilità.
A cosa serve graduare i rischi con la matrice?
A stabilire le priorità di intervento: i rischi con valore più alto richiedono misure immediate o urgenti, quelli intermedi azioni programmate, quelli bassi monitoraggio e mantenimento.
La matrice basta per tutti i rischi?
No. È un metodo semiquantitativo generale, da integrare con metodi specifici dove previsti: NIOSH per la movimentazione carichi, algoritmi per il rischio chimico, misure strumentali per rumore e vibrazioni.
Quando va riaggiornata la valutazione con la matrice?
A ogni modifica significativa del processo produttivo, in caso di infortuni o near miss e quando i risultati della sorveglianza sanitaria lo richiedono, come previsto dall’art. 29 del D.Lgs. 81/08.
Riferimenti normativi
- Art. 28 D.Lgs. 81/08
- Art. 29 D.Lgs. 81/08
- Art. 15 D.Lgs. 81/08
Sinonimi
matrice P x D, risk matrix, matrice di rischio
Link correlati
- DVR(glossario)
- ISO 45001(glossario)
- Job Safety Analysis(glossario)
- Audit sicurezza(servizio)
- D.Lgs. 81/08 — Testo Unico(normativa)
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