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Termine · Procedure

Matrice probabilità per danno

La matrice probabilità per danno è lo strumento semiquantitativo che stima il rischio come prodotto R = P × D, combinando la probabilità di accadimento (P) con la gravità del danno (D). È il metodo più diffuso per graduare i rischi nel DVR ai sensi dell’art. 28 del D.Lgs. 81/08 e definire le priorità di intervento.

Aggiornato il 2026-06-21

Revisione a cura di Ing. Marco BianchiRSPP / Consulente sicurezza sul lavoro

Il modello R = P × D

La matrice traduce in modo strutturato la definizione di rischio: la probabilità che un pericolo si concretizzi (P) moltiplicata per la magnitudo del danno atteso (D). Entrambe le grandezze sono espresse su scale ordinali, tipicamente da 1 a 4. Il valore di rischio R che ne deriva permette di graduare e confrontare rischi eterogenei e di stabilire la priorità delle misure correttive, in coerenza con il principio di valutazione di “tutti i rischi” dell’art. 28 e con i criteri minimi dell’art. 29.

Scala probabilità (P)Scala danno (D)
1 — Improbabile1 — Lieve (inabilità rapidamente reversibile)
2 — Poco probabile2 — Modesto (inabilità reversibile)
3 — Probabile3 — Grave (inabilità parziale permanente)
4 — Molto probabile4 — Gravissimo (effetti letali o invalidità totale)

Lettura della matrice e priorità

Incrociando P e D in una griglia 4×4 si ottiene R = P × D, con valori da 1 a 16. La matrice è di norma colorata per fasce: i valori più alti (es. R ≥ 8) indicano rischi elevati che richiedono interventi immediati o urgenti; le fasce intermedie azioni programmate a medio termine; i valori bassi misure di monitoraggio e mantenimento. Le soglie e il numero di livelli non sono fissati dalla legge: vanno definiti e dichiarati nel DVR insieme ai criteri di assegnazione di P e D, così da rendere la valutazione trasparente e ripetibile.

Pregi, limiti e uso corretto

Il metodo è semplice, comunicabile e applicabile alla generalità dei rischi, ma è semiquantitativo: l’esito dipende dai criteri usati e va integrato con metodi specifici dove esistono (NIOSH per la MMC, algoritmi per il chimico, misure strumentali per rumore e vibrazioni). Il risultato non è un numero isolato: deve tradursi in misure di controllo, responsabili e tempi nel programma di miglioramento, ed essere riesaminato a ogni modifica significativa del processo o dopo infortuni e near miss.

Domande frequenti

Come si calcola il rischio con la matrice P × D?

Moltiplicando la probabilità di accadimento (P) per la gravità del danno (D), entrambe su scale ordinali tipicamente da 1 a 4: R = P × D, con valori risultanti da 1 a 16.

Le soglie della matrice sono fissate dalla legge?

No. Il D.Lgs. 81/08 non impone scale o soglie specifiche: il datore di lavoro le definisce e le dichiara nel DVR insieme ai criteri di assegnazione di P e D, garantendo trasparenza e ripetibilità.

A cosa serve graduare i rischi con la matrice?

A stabilire le priorità di intervento: i rischi con valore più alto richiedono misure immediate o urgenti, quelli intermedi azioni programmate, quelli bassi monitoraggio e mantenimento.

La matrice basta per tutti i rischi?

No. È un metodo semiquantitativo generale, da integrare con metodi specifici dove previsti: NIOSH per la movimentazione carichi, algoritmi per il rischio chimico, misure strumentali per rumore e vibrazioni.

Quando va riaggiornata la valutazione con la matrice?

A ogni modifica significativa del processo produttivo, in caso di infortuni o near miss e quando i risultati della sorveglianza sanitaria lo richiedono, come previsto dall’art. 29 del D.Lgs. 81/08.

Riferimenti normativi

  • Art. 28 D.Lgs. 81/08
  • Art. 29 D.Lgs. 81/08
  • Art. 15 D.Lgs. 81/08

Sinonimi

matrice P x D, risk matrix, matrice di rischio

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