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Termine · Procedure

Lavoro a caldo

Il lavoro a caldo è ogni attività che produce fiamme, scintille o calore in grado di innescare un incendio o un’esplosione (saldatura, taglio, molatura, brasatura). È una delle principali sorgenti di innesco e richiede valutazione preventiva, permesso di lavoro, bonifica dell’area, presidi antincendio e controllo post-intervento.

Aggiornato il 2026-06-21

Revisione a cura di Ing. Marco BianchiRSPP / Consulente sicurezza sul lavoro

Cos’è il lavoro a caldo

Con lavoro a caldo (hot work) si indicano le lavorazioni che generano fiamme libere, scintille, schegge incandescenti o calore sufficiente a innescare un incendio o un’esplosione: saldatura ossiacetilenica ed elettrica, taglio e ossitaglio, brasatura, molatura, uso di cannelli e di apparecchi a fiamma. Il pericolo si amplifica quando l’attività si svolge in presenza di materiali combustibili, liquidi e vapori infiammabili, polveri o atmosfere esplosive (ATEX). Le scintille della molatura, ad esempio, possono proiettarsi per diversi metri e ravvivare focolai a distanza, anche dopo ore.

Il lavoro a caldo è una causa ricorrente di incendi e di gravi infortuni in ambito industriale e nei cantieri di manutenzione.

Il quadro normativo

Non esiste un singolo articolo dedicato all’hot work: la disciplina deriva dall’integrazione di più obblighi:

AmbitoRiferimentoCosa richiede
Gestione delle emergenze e prevenzione incendiArt. 46 D.Lgs. 81/08 e D.M. 3/9/2021Misure di prevenzione, gestione e controllo dell’incendio sui luoghi di lavoro
Atmosfere esplosiveTitolo XI D.Lgs. 81/08Controllo delle sorgenti di innesco nelle zone classificate ATEX
Valutazione del rischioArt. 28 D.Lgs. 81/08Inclusione del rischio incendio/esplosione nel DVR e procedure operative

Di norma il rischio si governa con una procedura di permesso di lavoro a caldo (permit to work), riconosciuta come buona prassi e spesso richiesta dai sistemi di gestione.

Le misure operative

Prima dell’intervento: valutazione dell’area e rilascio del permesso di lavoro, allontanamento o protezione dei materiali combustibili, bonifica e, dove necessario, misurazione dell’atmosfera (assenza di gas/vapori infiammabili), disponibilità di mezzi estinguenti. Durante: presenza di un addetto antincendio di sorveglianza e schermature delle proiezioni di scintille. Dopo la chiusura del lavoro: un controllo dell’area protratto nel tempo (sorveglianza post-operazione) per intercettare focolai latenti. In zone ATEX il lavoro a caldo è ammesso solo previa messa in sicurezza che escluda la presenza di atmosfera esplosiva.

Domande frequenti

Quali attività sono lavoro a caldo?

Saldatura, taglio e ossitaglio, brasatura, molatura e ogni lavorazione che produca fiamme, scintille o calore in grado di innescare un incendio o un’esplosione.

Serve un permesso di lavoro per il lavoro a caldo?

È una buona prassi consolidata e spesso richiesta dai sistemi di gestione: il permesso di lavoro a caldo autorizza e traccia l’intervento dopo la verifica delle condizioni di sicurezza dell’area.

Perché è importante il controllo dopo l’intervento?

Perché le scintille e il calore possono innescare focolai latenti che si sviluppano anche ore dopo: è necessaria una sorveglianza dell’area protratta nel tempo a fine lavoro.

Il lavoro a caldo è ammesso in zone ATEX?

Solo previa messa in sicurezza che escluda la presenza di atmosfera esplosiva: le sorgenti di innesco devono essere controllate secondo il Titolo XI del D.Lgs. 81/08.

Dove va trattato il rischio del lavoro a caldo?

Nel DVR (art. 28), con la valutazione del rischio incendio/esplosione e le relative procedure operative, coordinate con la gestione delle emergenze ex art. 46.

Riferimenti normativi

  • Art. 46 D.Lgs. 81/08
  • D.M. 03/09/2021
  • Titolo XI D.Lgs. 81/08
  • Art. 28 D.Lgs. 81/08

Sinonimi

Hot work, Attività con fiamme o scintille, Permesso di lavoro a caldo

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