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Termine · Salute organizzativa

Lavoro notturno

Il lavoro notturno è la prestazione svolta in un periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo fra mezzanotte e le cinque del mattino; comporta tutele specifiche, limiti di durata e sorveglianza sanitaria a carico del datore di lavoro.

Aggiornato il 2026-10-11

A cura della redazione 123Sicurezza

Il lavoro notturno è disciplinato dal D.Lgs. 66/2003 sull'orario di lavoro. Per periodo notturno si intende un intervallo di almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino. È lavoratore notturno chi svolge durante tale periodo almeno tre ore del proprio tempo di lavoro in modo normale, oppure chi svolge come attività notturna una parte del proprio orario secondo le soglie fissate dai contratti collettivi (in mancanza, almeno ottanta giorni di lavoro notturno all'anno).

Guida completa: Lavoro notturno: obblighi e sorveglianza sanitaria. Questa voce riporta la definizione e i riferimenti normativi essenziali; obblighi operativi e modalità pratiche sono trattati nella pagina dedicata.

L'orario dei lavoratori notturni non può superare le otto ore in media nelle ventiquattro ore, salvo diversa disciplina contrattuale che individui un periodo di riferimento su cui calcolare la media. Esistono divieti e limitazioni a tutela di categorie specifiche: è vietato adibire le donne al lavoro notturno dall'accertamento della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino, e sono previste facoltà di rifiuto per genitori con figli piccoli o con familiari a carico nelle condizioni indicate dalla legge.

Il lavoro notturno è un rischio per la salute trattato anche dal D.Lgs. 81/08: l'alterazione dei ritmi circadiani può favorire disturbi del sonno, problemi gastrointestinali e cardiovascolari e affaticamento, con riflessi sulla sicurezza. Per questo i lavoratori notturni sono sottoposti, a cura e spese del datore di lavoro, a una valutazione dello stato di salute prima dell'adibizione e ad accertamenti periodici (di norma con cadenza almeno biennale). Il datore deve inoltre valutare il rischio nell'ambito del DVR e adottare misure di protezione e prevenzione adeguate, anche organizzative, come la rotazione dei turni in senso orario e periodi di riposo adeguati.

Domande frequenti

Cosa si intende per periodo notturno?

Un periodo di almeno sette ore consecutive comprendente l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino (art. 1 D.Lgs. 66/2003).

Chi è il lavoratore notturno?

Chi svolge durante il periodo notturno almeno tre ore del proprio tempo di lavoro giornaliero in via normale, oppure almeno una parte del lavoro notturno per il numero minimo di giornate fissato dai contratti collettivi (in mancanza, 80 giorni l’anno).

Quanto può durare il lavoro notturno?

L’orario dei lavoratori notturni non può superare in media le otto ore nelle ventiquattro ore, su un periodo di riferimento stabilito dalla contrattazione collettiva; per le lavorazioni con rischi particolari il limite di otto ore non è mediabile.

Chi può essere esonerato dal lavoro notturno?

È vietato adibire al lavoro notturno le donne dall’accertamento della gravidanza fino a un anno di età del bambino; non sono obbligati la lavoratrice madre (o il padre convivente) di un figlio sotto i tre anni, l’unico genitore affidatario di un figlio convivente sotto i dodici anni e chi ha a carico una persona disabile.

Cosa succede se il lavoratore notturno diventa inidoneo?

Se gli accertamenti sanitari evidenziano controindicazioni al lavoro notturno, il lavoratore va assegnato a un lavoro diurno, in altre mansioni equivalenti se esistenti e disponibili.

Riferimenti normativi

  • Art. 1, 11, 13, 14 D.Lgs. 66/2003
  • Art. 28 D.Lgs. 81/08
  • D.Lgs. 151/2001 (tutela maternità)

Sinonimi

Lavoro a turni notturni, Turno di notte, Lavoro notturno: definizione, limiti e sorveglianza (D.Lgs. 66/2003)

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